Billellera.it Citta di Sorso
Città di Sorso La Billellera
Aggiunta la pagina dedicata al Bus Turistico; La Mappa della Città ora è in versione GoogleMap! Provala subito!
Sorso, cenni storici

Sorso, brevi cenni storici.

La Storia di Sorso. Dalle origini al periodo preromano, romano e feudale.

Tracciare una storia delle origini di Sorso presenta non poche difficoltà, poiché è difficile trovare documenti o reperti archeologici che possano fornire degli elementi sicuri in merito alle origini.

Vengono documentate due “teorie principali”, o “conghietture” come le chiama il Madau, sulle origini di Sorso come noi oggi lo conosciamo; una teoria riporta le origini di Sorso alla città di Gelithon, la seconda teoria vede fondare Sorso da quelle famiglie transfughe dalla città di Thatari. Quello che è certo è che nessuna delle due teoria, presa singolarmente, è sufficiente a spiegare le origini di Sorso, è quindi molto probabile che entrambe le “conghietture”e siano valide, nel loro intreccio, a spiegare le origini e la storia di Sorso.

Moneta di Gelidon proveniente da scavi compiuti nei pressi della chiesa di S. Andrea di Elighe.  La prima teoria riporta che Sorso esisteva già al tempo dell’antica città di Gelithon che sorgeva nella località attualmente  chiamata S. Andrea di Elighe, ove esisteva una chiesa appunto dedicata a S. Andrea e che fu distrutta completamente dal frate Antonio Cano per utilizzare il materiale ricavato nella costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale di S. Pantaleo che venne fatta sorgere nell’area della preesistente chiesa di stile pisano, che lo stesso Cano aveva fatto distruggere per ricavare area e materiale da destinare alla nuova chiesa.Moneta di Gelidon proveniente da scavi compiuti nei pressi della chiesa di S. Andrea di Elighe.

 

La città di Gelithon è ricordata da F. de Castro di Plubiem, in base ad un testo di un codice cartaceo del secolo XV, tradotto dal Canonico Spano, il quale a sua volta ci dà notizia che a Gelithon era nato il celebre Sernesto. Questa città che si dice fondata appunto da tale Gelithon, sorgeva, come si è detto, in località prossima all’attuale Sorso ed era circondata da un bosco sacro denominato Elighe. Questa prima teoria, che dobbiamo a Padre Madau, è condivisa da molti autori della storia sarda compresi il Vico ed il Fara.

Ed i Sossoinati? E’ indubbio che trattasi sempre di protosardi, insediatisi nelle località ove era possibile avere un facile approvvigionamento idrico (la fonte della Billellera di Sorso è l’equivalente della fonte di Rosello per Sassari);  ma per sapere qualche cosa attorno alla loro origine, e qui rientriamo nella seconda teoria sull’origine di Sorso, bisogna rifarsi ad un documento spagnolo riportato da Enrico Costa, che ha per titolo “Condaghe de los primeros moradores de la ciudad de Sacer”. Il detto “Condaghe” sarebbe stato rinvenuto nell’anno 1619 e pubblicato nel 1644 su richiesta di Monsignor Arcivescovo Don Andrea Manca.

Nel citato “Condaghe” si racconta che nel 412 a.c. nel mese di aprile, al largo di Torres, verso l’alba, apparvero due grosse navi che si dirigevano verso le coste dell’Asinara; i governanti di Torres, sospettando di esse, inviarono prima delle barche allo scopo di parlamentare. Gli occupanti i due grossi navigli fecero intendere di non avere intenzioni ostili ma che essendo degli esuli per motivi politici chiedevano terre per le 112 famiglie che avevano condotto con loro. I due comandanti delle navi sbarcate a Torres dissero di provenire dalla Tartaria e di chiamarsi, l’uno Arboriasolte Kalos e l’altro Sossoinate Gelidon. Essi avevano buone monete, che erano disposti a cedere in cambio di un tratto di terra dove abitare e vivere con le 112 famiglie.

Geridu, fotografia aerea dello scavo dell’abitato 

I governanti di Torres decisero di cedere loro il “Bosco dei Ginepri”, lontano da Torres dodici miglia, verso il villaggio di Sirki, ove sorse più tardi il Monastero dei Benedettini. In quel bosco, continua il “Condaghe”, e cioè nella località ove sorge oggi Sassari, i nuovi arrivato costruirono il loro villaggio dandogli il nome di Arboria. Con gli anni, le famiglie aumentarono, ma i discendenti da Sossoinate, incontentabili ed indisciplinati, commettevano frequenti furti, per cui furono espulsi dalle famiglie del gruppo di Arboriasolte Kalos e costretti ad insediarsi prima del territorio di Taniga e quindi nei villaggi di Elighe e Gelidon.

Tuttavia le famiglie discendenti da Sossoinate continuarono a commettere ruberie e assassini, assalendo di notte e di giorno il villaggio di Arboriasolte, finché Sossoinate non fu ucciso ed il suo cadavere esposto nel villaggio di Eligoi.

Pertanto, secondo questa teoria, devesi ritenersi che Sorso venne fondata ed abitata dal gruppo familiare di Sossoinate, cacciato da Arboria. Ma certamente se si da fede al codice del XV secolo, sopra citato, i Tartari guidati da Sossoinate rifugiatisi a Sorso non sono i fondatori della cittadina, poiché questa esisteva già ai tempi di Gelithon.

Dopo il 238 a.c., con l’arrivo dei romani e la decadenza di Gelithon, Sorso, come altri villaggi della zona, furono costituite in ville o “civitas” sotto la giurisdizione di un “praefectus” che risiedeva con ogni probabilità a Sassari.

Fino al periodo dei giudicati, non si hanno più notizie di Sorso e delle altre località confinanti, che figuravano verso l’anno 1020 aggregate alla Curatoria della Romandia o Romangia del giudicato di Torres.

Nei secoli XI e XII ebbe inizio il ripopolamento dei villaggi col passaggio dalla società a economia rurale, imperniata sulla domus di tradizione romana, a una simile, ma incentrata sui villaggi. Dopo il Mille, Sorso era già una popolosa villa della Romangia.

La Romangia conobbe tra il XII e il XIII secolo un significativo sviluppo economico e sociale, dovuto soprattutto ai mercanti genovesi e pisani che nella regione avevano i loro interessi, concentrati sulla produzione agricola, in particolare quella dei cereali.

Sorso assurgeva nuovamente all’onore della storia proprio in relazione ai primi tentativi di Sassari per ottenere la sua libertà comunale, in occasione dell’assassinio di Barisone III re di Torres, che si affermò fosse stato ucciso a Sorso e seppellito nell’antica chiesa di S. Pantaleo.

Dopo il periodo giudicale, Sorso che costituiva uno dei più importanti centri agricoli della zona, passò sotto il dominio del Comune di Sassari allorché questo centro acquistò importanza politica e commerciale e divenne repubblica autonoma.

Periodo feudale

Verso la fine del 1300, caduta la repubblica sassarese, Sorso andò a far parte di una delle tante baronie, costituite dagli aragonesi, denominata inizialmente Gerico Y Tanegue e poi “Encontrada de Romangia”, divenendone il centro più importante e sede della stessa “Encontrada”, che venne posseduta dalla famiglia De Senay Pilo y Castelvì.

Verso la metà del secolo XVI Sorso venne attaccata dai barbareschi guidati dal celebre Bey Barbarossa, ma riuscì a respingerli in un sanguinoso scontro che si svolse presso il fiume Silis.

Altra invasione subì nel 1527 nel corso delle guerre tra Francia e Spagna, dalle truppe comandate da Renzo Orsini, che furono respinte con l’aiuto dei sassaresi, nella località denominata “li franzesi”.

Alla famiglia De Senay Pilo y Castelvì, nel 1430 subentrò Gonario Gambella che ebbe dagli aragonesi in libero allodio la contrada di Romangia concessa nel 1444 dal re Alfonso in feudo e la elevazione della contrada stessa in baronia.; Gonario Gambella diventato Barone di Sorso, feudatario della contrada di Romangia, nominò il figlio Antonio suo erede universale.

Stemma nobiliare della famiglia GambellaNel 1468, Don Antonio Gambella disponeva che alla figlia maggiore Rosa fosse attribuita in eredità la contrada di Romangia. In seconda nozze, Rosa Gambella sposava il viceré del regno di Sardegna Ximen Perez Escriva de Romani, portando in dote la contrada di Romangia. Dopo le nozze, con apposito testamento, Rosa Gambella destinava al marito viceré detta contrada, indicandolo, altresì, quale suo erede universale.

Nel 1495 il viceré Ximen Perez, morta Rosa Gambella, al momento di lasciare l’isola per la fine del suo mandato, vendeva i diritti nella contrada di Romangia ad Antonio Cotona, ricco mercante che in seguito li avrebbe ceduti al Cav. Giovanni Pilo.

Tra il 1528 e il 1723 la contrada di Romangia fu oggetto di vari passaggi, rivendicazioni e annose liti tra gli eredi della famiglia Gambella e la famiglia De Sena y Pilo. Dopo varie traversie la contrada di Romangia pervenne in eredità agli Amat, marchesi di S. Filippo che avevano aggiunto il patronimico “Y Gambella”, come si rileva da un documento del 1723 ove appare il nome di Don Pedro Amat y Gambella, Barone di Sorso.

Nel 1720, i duca di Savoia subentrati ai re di Spagna rispettarono tutti i privilegi e tutti i diritti di cui avevano goduto i feudatari sotto il dominio degli spagnoli. Iniziò un periodo travagliato per la contrada di Sorso, caratterizzato da continue vessazioni da parte dei feudatari in risposta a sempre più frequenti atti di ribellione e insubordinazione dei vassalli. Allorché Giovanni Maria Angioy fu costretto a mettersi a capo dei vassalli ribelli per marciare su Cagliari allo scopo di ottenere l’agognata affrancazione, numerosi furono i sorsensi che seguirono il bonese e gli rimasero fedeli anche quando gli avvenimenti avversi lo costrinsero a rientrare fuggiasco in Sassari.

Il potere del barone Vincenzo Amat di S. Filippo aumentò in modo particolare quando nel 1802 venne nominato comandante del governatorato di Sassari, e sempre più energica e persecutoria divenne la reazione del barone nei confronti di coloro che avevano appoggiato la rivolta dei vassalli.

Nel 1795 i moti antifeudali provocarono a Sorso la distruzione parziale del palazzo baronale, che in seguito venne ricostruito. La ribellione dei vassalli si concluse con la fuga del barone che si trasferì a Cagliari per restarvi.

Nel 1836 cessato in Sardegna il regime feudale, Sorso attraversò la stessa crisi economica che attanagliò per vari anni tutta l’isola; soltanto a partire dal 1842 Sorso iniziò una costante ascesa economica.

A partire dal 1848, cioè dalla fusione perfetta (ottenuta il 30 novembre 1847) che sancì la fine del Regnum Sardiniae e degli ordinamenti autonomi dell’Isola, a Sorso la vita politica e amministrativa si modernizzò anche dal punto di vista formale; a questo periodo risalgono le regolari registrazioni delle delibere della Giunta comunale e della creazione della Casa Comunale, che nel 1867 venne ubicata nel’ex convento degli Osservanti (dove ancora oggi si trova).

Nel 1869 veniva completato il collegamento tra Sassari e Sorso; in concorrenza con la fontana di Rosello, i sorsensi realizzarono la fontana detta della “billellera” con quattro mascheroni dai quali scaturisce l’acqua, fontana che venne restaurata nel 1858 da Salvatore Madau di Ozieri.

 


 Bibliografia:
- "Sorso ed i sorsensi", Nino Gaetano Madau Diaz, Editrice Sarda Fossataro, 1972
- “Sorso, storia e fede di un borgo di Romangia”, Gian Paolo Ortu, Delfino editore, 2004

 



 

 

Copyright© 2006-2008 La Billellera.it by

Privacy , Disclaimer , Credits


MKPortal M1.1.1 ©2003-2006 mkportal.it
Pagina generata in 0.30458 secondi con 19 query